
Dalle città per un’Europa di diritti, welfare, pace e resistenza contro i fili spinati, le tirannie e i nuovi fascismi
Come realtà neomunicipaliste diffuse in tutto il paese, crediamo sia importante intervenire nel dibattito sul futuro dell’Europa generatosi a partire dalla convocazione della piazza del 15 marzo a Roma e dal piano di riarmo promosso da Ursula Von Der Leyen.
Lo facciamo stando sul campo, con diverse delle nostre realtà nuovamente alle prese con le alluvioni e l’impatto della crisi climatica nei nostri territori.
Il nostro vuole essere un terreno di ricerca oltre gli slogan e le semplificazioni, nella consapevolezza della complessità e delle articolazioni di posizioni che le nostre stesse comunità politiche portano in seno.
Questo dibattito non può ridursi alla falsa contrapposizione tra riarmo e resa. Da un lato, la corsa agli armamenti su base nazionale erode ulteriormente una spesa sociale già ridotta ai minimi storici; dall’altro, una pace che rischia di tradursi in una resa rischia di negare l’autodeterminazione dei popoli e il loro diritto alla resistenza.
Siamo contro il piano #ReArmEurope, contro l’Europa delle tecnocrazie, degli oligopoli e dei miliardari, della complicità con le dittature e i colonialismi, dell’esternalizzazione delle frontiere, dei CPR e dei rimpatri forzati messi a sistema, proprio in queste ore, dalla Commissione Europea.Siamo contro un’Europa che si lascia trascinare in meri interessi di guerra, invece di investire su welfare, diritti e giustizia sociale.Insomma, siamo contro l’establishment che è il principale responsabile dell’assenza di un’Europa politica, agli antipodi del Manifesto di Ventotene, e che oggi si pone il problema di salvare sé stessa ovvero lo status quo.
Noi siamo convintamente europeisti: il punto è che ci aspettiamo e vogliamo un’altra Europa.
Nelle nostre città ci battiamo per affermare politiche radicali dal punto di vista ambientale, sociale, dei diritti civili, riconoscendo che le contraddizioni, il conflitto sociale e le molteplici forme di resistenza possono essere un motore di cambiamento e di trasformazione dei nostri territori. Sappiamo che non può esserci pace e giustizia sociale senza pari diritti e dignità per tutte e tutti, senza la riduzione delle diseguaglianze e senza una radicale inversione di rotta nelle politiche economiche e sociali europee. Sappiamo che solo unendo le migliori energie dei suoi popoli l’Europa potrà realizzare la transizione ecologica necessaria e urgente, senza che nessuno sia lasciato solo ad affrontare i rischi e le incertezze della crisi climatica.
Come ha scritto Abdullah Ocalan proprio recentemente, “il linguaggio dell’epoca della pace e della società democratica deve essere sviluppato in base a questa realtà” e che “il rispetto delle identità, la libera espressione di sé, l’auto-organizzazione democratica di ogni segmento della società sulla base delle proprie strutture socio-economiche e politiche sono possibili solo attraverso l’esistenza di una società e di uno spazio politico democratici.”
Un’Europa che non si costruisce sui diritti, sulla giustizia sociale e su una vera democrazia dal basso, è destinata a fallire. E noi invece crediamo nell’Europa come il più grande esperimento di pace e democrazia internazionale del nostro tempo e non possiamo permetterci un’Europa che fallisca.
Per queste ragioni siamo tra coloro che si chiedono per “quale Europa” si debba manifestare oggi, quale “democrazia” si intenda difendere o costruire, quale spazio intendiamo occupare con i nostri corpi e le nostre voci. Un progetto comune deve avere fondamento su un’analisi comune della realtà di cos’è oggi l’Europa.
Si può favorire l’industria militare e stare a guardare mentre di fatto si forma davanti ai nostri occhi l’oligarchia dei grandi miliardari, in modo speculare a Donald Trump, Elon Musk, Vladimir Putin o Benjamin Netanyahu, oppure costruire un progetto che rispetti e sostenga le autonomie locali, per i diritti, la libertà, la convivenza e la pace di tutte e tutti, capace di una “difesa comune europea” che deve essere innanzitutto una forma di resistenza dal basso.
Non accettiamo che la sicurezza venga strumentalizzata per giustificare derive repressive o di guerra.
Per combattere i fascismi esterni all’Europa dobbiamo combattere anche i fascismi di casa nostra, chi li finanzia e chi ne è di fatto complice.
Se queste contraddizioni troveranno spazio e possibilità di parola nelle piazze, noi ci saremo come ci siamo sempre stati nelle nostre città a fianco di chi lotta per i valori e le istanze in cui ci riconosciamo.

Rete Liste Neomunicipaliste
Coalizione Civica Bologna
Sinistra Ecologista Torino
Coalizione Civica per Padova
Sinistra Civica Ecologista Roma
Caserta Decide
Veneto Che Vogliamo
Ecolò Firenze – Fiesole – Sesto Fiorentino
Adesso Trieste
REC Reggio Emilia in Comune
Coalizione Civica – Sinistra Verdi, Vicenza
Collettiva Varese
Fronte Comune Faenza
Pavullo Coraggiosa
AnimaMarradi – Marradi
Jesi in Comune
Coalizione Civica per Cadoneghe